sabato 16 agosto 2014

Goodbye Licia!

Cos'è che mi attrae così tanto nelle registrazioni di Licia Albanese?
Me lo sono chiesto molte volte, in fondo il timbro non è dei più belli, non è una di quelle voci che si fanno strada nel cuore dell'ascoltatore semplicemente per le loro qualità naturali; ma allora cos'è che entra in me, che mi rende felice quando la ascolto?
È ciò che credo sia stata la firma di questa grande artista, la caratteristica che la rende unica: la sua grinta.


Ieri Licia Albanese si è spenta, avesse 101 o 105 anni (la data di nascita non è sicura), importa poco; non importa perché rimarrà per me sempre una delle artiste più giovani e vitali della storia dell'Opera, una di quelle che riuscivano veramente a dar vita ai personaggi che cantavano: una Violetta intensissima, una Liù di rara delicatezza, una Manon Lescaut seducente, una grande Butterfly... non posso elencare tutti i ruoli in cui ha lasciato un segno, anche perché il suo repertorio è vario, ma proporrò alcune delle registrazioni che a me piacciono di più.

Il suo canto, pur non dimenticando il legato, è sempre pronunciato! Quanto c'è bisogno oggi del suo esempio, quando in teatro ci tocca ascoltare dei divi acclamati produrre dei suoni gonfiati senza la minima pronuncia e senza che sappiano dare un minimo di valore alle parole che stanno cantando! 
Ogni parola ha un significato, un valore, non solo un'intonazione, e i grandi e veri artisti come l'Albanese questo lo sanno bene.


Bisognerebbe capire che questo non è il passato dell'Opera lirica, ma il suo futuro; solo se si ricomincierà a vedere cantanti come Licia Albanese come esempi positivi questo genere si salverà dalla totale snaturazione che sta subendo da anni: ascoltate in questo finale della "sua" Butterfly come non ci sia nessun suono ingrossato, come tutto sia pronunciato, recitato e cantato allo stesso tempo; e sì che la voce dell'Albanese non sembra enorme e la parte è molto impegnativa, ma questo non le impadisce di cantare con la propria voce, non con una voce ingrossata e costruita come va di moda oggi.


Scolpire la parola, interpretare, non vuol dire perdere legato e dinamiche, anzi, in questa stupenda registrazione del finale della Bohème si sente bene come tutto risulti bello, libero e spontaneo, come se semplicemente si stesse recitando cantando invece che parlando. Come in effetti dovrebbe essere.


Beh, questo pezzo mi lascia sempre senza parole, e quindi penso sia il momento di chiudere questo post. 
Signora Licia, grazie, grazie, grazie per le emozioni che ci trasmette sempre con intensità, e che sono sempre forti e attuali anche dopo decenni dalla data di incisione, e grazie per il grande esempio che ha lasciato a disposizione di tutti quelli che ne vogliono usufruire.
Vi saluto con un'aria del suo (e mio) amato Puccini:



sabato 26 luglio 2014

O Carlo, ascolta...

Nove anni fa, rovistando in casa, trovavo una audiocassetta di arie d'opera, regalata con un giornale e ancora sigillata; essendomi appena avvicinato all'opera ero curiosissimo, non conoscevo le tre opere da cui provenivano le arie (Rigoletto, Trovatore e Traviata): la aprii e la ascoltai.
Sul lato B ascoltai due voci che mi entusiasmarono: la prima, femminile, cantava Addio del passato e Tacea la notte placida, la seconda, maschile, cantava Ah sì, ben mio; le ascoltai così tanto da imparare i testi e iniziai a cantare insieme a loro che mi davano così tante emozioni.
Quei due cantanti sono ancora nel mio cuore, e si chiamano Renata Tebaldi e Carlo Bergonzi.
Il Maestro Bergonzi si è spento ieri, proprio nell'anno che segna i dieci anni dalla scomparsa di Renata; voglio scrivere qui almeno un po' di ciò che il suo Canto mi ha trasmesso.


Il Canto di Carlo Bergonzi è uno dei più eleganti che abbiamo avuto l'occasione di sentire a partire dagli anni '50; in quel momento le sorti dell'Opera iniziavano a dividersi ancora più spiccatamente di prima su due strade: una di esse, l'unica di valore, continuava nel solco dei grandi cantanti del passato, che avevano dimostrato che l'interpretazione passava attraverso una vera e forte preparazione tecnica, che permetteva un canto dalle mille sfumature ed espressioni; la seconda, quella che purtroppo ancora oggi va per la maggiore, portava all'urlo, all'effettaccio, ai berci, alle voci ingrossate ed ingolate, i tratti sgradevoli delle quali vengono scambiati per interpretazione, quando invece sono sintomi di ignoranza tecnica.

Bergonzi si colloca senza dubbio sulla prima strada, con una tecnica studiata che gli ha permesso di interpretare in modo eccellente partiture che prevedono pesi vocali differenti, mantenendo sempre una grande eleganza.

Voglio partire proprio dal primo ascolto che feci di questo Grande Artista, che è una delle vette nella storia dell'interpretazione verdiana: Ah sì, ben mio da Il trovatore:


E l'eleganza appena ascoltata gli ha permesso di affrontare anche il ruolo del Duca di Mantova con risultati sorprendenti che mi lasciarono sbalordito al primo ascolto: non mi sarei mai aspettato che una voce così scura sarebbe riuscita a dare un'interpretazione di livello altissimo di questa parte:

Continuando sulle belle sorprese che Bergonzi mi ha fatto non posso fare a meno di parlare del suo Edgardo nella Lucia di Lammermoor. In tutta l'opera l'interpretazione di Bergonzi è una delle più belle e ben cantate che si possano ascoltare, fino ad arrivare ad un Tu che a Dio spiegasti l'ali mozzafiato e meraviglioso:



Un tenore meraviglioso in Verdi, ma non solo, come abbiamo appena potuto ascoltare; ed è stato un grande interprete anche della Madama Butterfly di Puccini, della quale voglio proporre il duetto Bimba dagli occhi pieni di malia:


Voglio concludere questo piccolo ricordo con il duetto dei Pescatori di perle, cantato insieme ad un altro cantante che tengo nel cuore, Dietrich Fischer-Dieskau:
Questi pochi ascolti non rappresentano tutto quello che è stato e che continuerà ad essere per la Musica Carlo Bergonzi, sono solo un piccolo ricordo costituito dalle pagine di questo interprete che più mi son rimaste nel cuore.
O Carlo, ascolta... grazie per tutto ciò che ci hai dato, grazie per il tuo canto, grazie per le emozioni, le lacrime e i sorrisi.


mercoledì 26 febbraio 2014

Carla Gavazzi, un soprano da ricordare

Il 26 Febbraio 1913 nasceva Carla Gavazzi, soprano oggi poco ricordato ma che ci ha lasciato alcune belle incisioni. Ha infatti registrato per la Cetra La fanciulla del West, Adriana Lecouvreur, Pagliacci, Don Giovanni ed è stata Santuzza nella versione film di Cavalleria rusticana del 1957.


Davvero notevole è il ritratto che ci ha lasciato del non semplice ruolo di Minnie ne La fanciulla del West; la sua è una Minnie che riesce ad unire grinta, dolcezza e forza d'animo, mescolando tutto con un canto piacevole ed espressivo.
Propongo l'ascolto della scena con Rance e della successiva partita a poker del Secondo Atto, significativo esempio del valore di questa interpretazione.





Anche l'interpretazione di Adriana Lecouvreur è pregevole, e la vede insieme a Saturno Meletti e Giacinto Prandelli; ecco l'aria Poveri fiori e il finale dell'opera:




Per quanto riguarda l'incisione di Pagliacci voglio proporre l'ascolto del finale dell'opera, nel quale la Gavazzi canta a fianco del grande Carlo Bergonzi.


Di Cavalleria rusticana ascoltiamo l'aria Voi lo sapete, o mamma, con il video del film:


Concludo questo post, con il quale spero di aver un po' contribuito a ricordare questa valida cantante, con la scena ed aria di Donna Elvira dal Don Giovanni, che magari suonerà un po' strana a chi è abituato ad esecuzioni filologiche o a cantanti esangui impegnati in Mozart:


domenica 29 dicembre 2013

Tanti affetti - Anna Caterina Antonacci e Donald Sulzen a Pieve di Cento

Il 28/12/2013 Pieve di Cento ha vissuto un grande evento: la riapertura del Teatro Comunale Alice Zeppilli, dopo i lavori di ristrutturazione necessari a causa del sisma del 2012.

Fonte: Provincia di Bologna, foto di Paolo Barone
Devo dire che la riapertura non poteva essere migliore: è stata infatti affidata all'arte di Anna Caterina Antonacci e Donald Sulzen, in una serata di gala dal titolo eloquente: "Tanti affetti"; ed è proprio stata un'atmosfera carica di affetti che ha accompagnato la musica e gli interventi di coloro che han reso possibile la riapertura di questo piccolo gioiello con il proprio lavoro ed impegno.

Vediamo ora il programma musicale della serata:

Reynaldo Hahn
Thindaris, Phyllis (Leconte de Lisle) da "Études Latines"

Claude Debussy
Mandoline, Il pleure dans mon coeur, Green (Verlaine) da "Ariettes oubliées"

Gabriel Fauré
Au bord de l'eau (Sully-Prudhomme), Après un rêve (Bussine), Tristesse (Gautier)

Reynaldo Hahn
"Venezia"
Sopra l'acqua indormenzada (Pagello), La barcheta (Buratti), L'avertimento (Buratti), La Biondina in gondoleta (Lamberti), Che pecà! (dall'Ongaro)

Francesco Paolo Tosti
"Quattro Canzoni d'Amaranta" (D'Annunzio)
Lasciami! Lascia ch'io respiri, L'alba separa dalla luce l'ombra, In van preghi, Che dici, o parola del saggio?   

Pietro Mascagni
Serenata (Stecchetti), La tua stella (Fiorentino)

Francesco Cilea
Non ti voglio amar (Pessina)

Georges Bizet
Chanson Bohème da "Carmen"   

Bis
Gerónimo Giménez
La Tarántula é un bicho mú malo

Francesco Paolo Tosti
Marechiare

Anna Caterina Antonacci ha incantato veramente il pubblico con una pronuncia perfetta ed un canto di altissimo livello; ogni brano è stato un gioiello a sé, con la propria identità e i propri stati d'animo. Canto sempre sul fiato (questo è il VERO Canto!) capace di mille sfumature espressive, ossia un canto che oggi molto raramente abbiamo la fortuna di poter ascoltare.
 
Naturalmente c'è stata anche una grande interpretazione, e la recitazione (specialmente in Venezia di Hahn e La Tarántula di Giménez) ha davvero catturato il pubblico, che partecipava al significato del testo così chiaramente espresso; voglio però insistere sul Canto di questa grande Artista, perché è da lì che nasce tutta l'enorme espressività di cui ha dato prova: il Canto vero che oggi è troppo spesso dimenticato, il Canto che viene dall'uso del diaframma e non dallo spingere il suono, il Canto che quindi può andare dal sussurro al pianissimo, dal mezzoforte al fortissimo, sempre sonoro e che raggiunge l'ascoltatore anche quando è un fil di voce; il Canto basato sulla pronuncia perfetta che rende possibile al pubblico la comprensione di questi stupendi testi poetici. 
Così deve essere il Canto: bellezza ed espressività, musica e interpretazione, suono e parola, in un insieme inscindibile.

Donald Sulzen ha fatto uscire dal pianoforte sonorità sempre in sintonia con l'interpretazione della cantante, ne ha seguito i respiri e le sfumature, ha reso l'accompagnamento parte viva ed interpretata, e così è se a suonare è un grande accompagnatore (e non è un termine riduttivo, perché non tutti i pianisti sono in grado di accompagnare veramente il cantante e di rendere il pianoforte un'altra voce con la quale il cantante duetta in un'unione armoniosa).

Anche se tutto il concerto mi ha entusiasmato, vorrei segnalare i pezzi che più mi hanno fatto emozionare, ovvero le Quattro Canzoni di Amaranta, sempre stupende nell'intensa interpretazione dell'Antonacci ("l'amante che ha nome Domani m'attende nell'ombra infinita" fa sempre venire i brividi!), Après un rêve e le deliziose Serenata di Mascagni e Non ti voglio amar di Cilea.

La serata è stata organizzata e condotta simpaticamente da Angelo Zannarini, che con i suoi interventi, oltre a parlare della ricostruzione e di chi l'ha resa possibile, ha saputo introdurre il pubblico nel mondo bellissimo delle Melodie da salotto scritte tra '800 e '900, mondo che le piccole dimensioni del Teatro Zeppilli e l'atmosfera di confidenza che riempiva la sala e il palco hanno aiutato a ricreare in una serata unica e magica.

Per chi fosse interessato qui si possono trovare altri eventi legati alla riapertura del Teatro Comunale Alice Zeppilli:
http://www.comune.pievedicento.bo.it/servizi-on-line/events/2013-ottobre-novembre-dicembre/tanti-affetti

Anna Caterina Antonacci


















Donald Sulzen

domenica 1 dicembre 2013

Bologna - le poesie di Cimmino rivivono con la musica di Walter Proni

Sabato 30 novembre il Circolo Ufficiali dell'Esercito di Bologna ha ospitato una serata davvero molto piacevole: Walter Proni presentava sue composizioni su testi del poeta Francesco Cimmino.
La composizione di queste melodie si inserisce in un progetto che vorrebbe ridare la giusta attenzione a questo poeta (e non solo poeta!) purtroppo oggi semi dimenticato.


 Il concerto, che vedeva lo stesso Proni al pianoforte accompagnare il soprano Claudia Garavini, è stato un succedersi di emozioni legate all'amore, grazie alla sintonia della musica con i bei testi; è stata data grande attenzione alle poesie, sempre lette prima dell'esecuzione di ogni brano.

Queste tredici melodie hanno riportato il pubblico a quel bel momento culturale che visse a cavallo tra '800 e '900, quando la musica e la poesia italiana si univano per affascinare e raccontare di emozioni senza tempo, di amore e di sofferenza, di fede e di lontananza, che ancora oggi sentiamo attuali ascoltando, per esempio, una delle tante stupende melodie di Francesco Paolo Tosti.

L'attualità dei testi poetici di Cimmino è data dalla loro verità, dalla spontaneità con cui parlano dei sentimenti; viene da dire anzi che siano i sentimenti stessi a parlare, e che Cimmino, grazie al suo animo sensibile che ha fatto da tramite, abbia trascritto le loro parole.
La musica di Walter Proni è in piena sintonia con i testi per lo stesso motivo: essa scaturisce naturale, è la versione musicale delle inflessioni che la voce avrebbe parlando di quei sentimenti.

L'unione di questi due elementi, musica e parola, risulta quindi in questo caso dar vita ad un flusso di emozioni di grande bellezza, bellezza oggettiva e pura; la bellezza dell'amore che è così forte da non lasciare che il dolore del distacco guasti l'ebbrezza del sentimento, ma anche la bellezza dell'amore finito, senza più speranze. Sì, perché anche nella sofferenza c'è bellezza: può essere il momento in cui, dopo l'ebbrezza della gioia e dell'amore, ci si risveglia e si ritrova se stessi, seppure nel dolore; e solo ritrovando se stessi si può ripartire verso nuovi orizzonti, rinnovati e pronti ad essere di nuovo felici.

La serata è trascorsa benissimo, ogni pezzo era nuovo e sapeva catturare l'ascoltatore. È stata molto positiva la risposta del pubblico.

Queste melodie, per chi fosse interessato, possono essere ascoltate nel CD Oh dolce cosa amarti! , con gli stessi interpreti del concerto e con un libretto che riporta tutti i testi e uno scritto su Cimmino.

Ecco il link al sito del duo Garavini - Proni: http://www.duogaraviniproni.it/

venerdì 25 ottobre 2013

Lo splendore di Verdi

In questi giorni mi sono chiesto varie volte in che modo avrei potuto ricordare Giuseppe Verdi in occasione dei suoi 200 anni.

Non sapevo proprio come fare! Non volevo inoltrarmi in discorsi lunghi sul suo valore, e non riuscivo nemmeno a ritrovare e descrivere tutte le emozioni  che Verdi mi ha dato ai miei primi ascolti operistici.

Girando per il web ho ritrovato un sito che già conoscevo, Liber Liber, che offre gratuitamente moltissimi libri ma anche molta musica di gran valore; ho ritrovato allora alcune registrazioni effettuate dalla RAI nel cinquantenario della morte di Verdi e, stupito dalla loro bellezza, ho deciso che le avrei utilizzate per questo mio piccolo post.

La maggior parte dei cantanti presenti in queste registrazioni sono stupendi quanto dimenticati: un peccato enorme! Queste registrazioni dovrebbero essere ascolti obbligatori nei Conservatori e nelle Scuole di Musica per gli studenti di canto, ma soprattutto per gli insegnanti.
In queste registrazioni si sente la vera scuola di canto, il canto del testo ben pronunciato, il canto mai volgare e sempre ben impostato; insomma, la cosa più lontana dai suoni ingrossati o ingolati, dagli urli, dai versi, dalle smorfie che da sessant'anni a questa parte sono andati via via sempre più diffondendosi, con l'ausilio di cantanti mediocri o pessimi lanciati a livello di star, e anche con quello di insegnanti di canto che non hanno la minima idea di cosa stiano insegnando.

Ascoltiamo allora insieme questi esempi di canto davvero bello, non tutti allo stesso livello ma sempre importanti e piacevoli, che ci possono davvero far apprezzare del tutto la bellezza della musica del nostro grande Verdi!


Vorrei cominciare dalla grande Caterina Mancini, protagonista di varie di queste registrazioni; ascoltiamo la sua Abigaille del Nabucco, attorniata da altri due bravi cantanti: Mario Binci (Ismaele) e Gabriella Gatti (Fenena) e diretta da Fernando Previtali.


Una voce potente ma usata con maestria senza mai scadere nell'urlo, capace di sfumature. Sentiamo anche l'aria del II Atto:


Io la trovo fantastica, una delle migliori Abigaille della storia.
 La Mancini è anche protagonista della registrazione di Aida diretta da Vittorio Gui; sentiamola duettare con il baritono Rolando Panerai, il quale rende giustizia alla regalità del personaggio di Amonasro, troppo spesso gridato da baritoni più ricordati di lui:


Nella stessa registrazione possiamo sentir duettare l'Amneris di Giulietta Simionato e il Radamès di Mario Filippeschi; la prima grande interprete oltre che gran cantante, il secondo forse carente nell'interpretazione ma con una voce molto ben impostata e squillante:




 Sentiamo ora un altro tenore dimenticato che io trovo niente male: non eccellente ma un onesto cantante, Gino Penno nell'Ernani diretto da Fernando Previtali:


Sempre dalla stessa opera ecco il grandissimo Giuseppe Taddei in duetto con la Mancini:


 E dato che siamo ritornati alla nostra Caterina Mancini ascoltiamo il suo Allor che i forti corrono dall'Attila, con il grande basso Italo Tajo, direttore Carlo Maria Giulini.


Ecco un altro soprano, Maria Vitale, in Ciel, ch'io respiri! dall'Aroldo, direttore Arturo Basile.

Ascoltiamo ora la possente voce di Giangiacomo Guelfi ne I due Foscari, diretto da Carlo Maria Giulini.

Cambiamo genere e andiamo all'opera buffa con una delle opere meno conosciute di Verdi: Un giorno di regno, qui diretta da Alfredo Simonetto.
Cominciamo con l'aria della Marchesa del Poggio cantata dalla grande Lina Pagliughi:


Ascoltiamo ora il finale del I Atto, con Lina Pagliughi, Sesto Bruscantini (Barone di Kelbar), Renato Capecchi (Cavalier di Belfiore), Laura Cozzi (Giulietta di Kelbar), Juan Oncina (Edoardo di Sanval) e Cristiano Dalamangas (Tesoriere La Rocca).



Ecco l'aria del tenore cantata dal fantastico Juan Oncina


Ora un duetto con Sesto Bruscantini e Cristiano Dalamangas:

Ritorniamo al repertorio più frequentato con Il trovatore, diretto da Fernando Previtali.
Qui il quartetto di protagonisti è a dir poco favoloso: Giacomo Lauri-Volpi (Manrico), Caterina Mancini (Leonora), Carlo Tagliabue (Conte di Luna), Miriam Pirazzini (Azucena).

Cominciamo con il duetto tra Leonora e il Conte di Luna, che vede confrontarsi due colossi del Canto italiano:


E continuamo col terzetto tra Manrico, Leonora e Azucena:

Voglio concludere questo omaggio allo splendore di Verdi con due pagine dal Simon Boccanegra, dirette da Francesco Molinari-Pradelli; la prima è A te l'estremo addio, cantata dal basso Mario Petri:

La seconda, con la quale saluto e ringrazio i miei lettori, è la scena di Amelia e Gabriele all'inizio del I Atto, cantata dal grandissimo Carlo Bergonzi, allora da poco passato alla corda tenorile da quella baritonale ma già fantastico, e da Antonietta Stella:



Per altri ascolti:
 









domenica 29 settembre 2013

Le donne pucciniane: Manon Lescaut

Manon è una ragazza di diciotto anni che è stata destinata dalla propria famiglia al chiostro; durante il viaggio che la dovrà portare alla triste destinazione, accompagnata dal sergente Lescaut (suo fratello), incontra Geronte di Ravoir, vecchio tesoriere.




La loro carrozza sosta presso un'osteria ad Amiens, ed è qui che Manon, lasciata qualche momento sola dai compagni di viaggio, incontra Renato Des Grieux, un giovane studente che subito si innamora di lei.
Lei sembra rassegnata al proprio destino, ma Renato riesce a strapparle la promessa di un altro incontro, al scender della sera.
Quando i due giovani si ritrovano Des Grieux porta una brutta notizia: Geronte ha deciso di rapire Manon e una carrozza è già pronta a partire dietro all'osteria; l'unica soluzione è approfittare del piano del tesoriere e fuggire prima che il vecchio se ne accorga. Manon all'inizio non vuole, ma poi accetta e parte con Des Grieux. 
Quando Geronte scopre la fuga vorrebbe inseguirli insieme al fratello di Manon, ma quest'ultimo lo dissuade: conosce bene Manon e sa che non può vivere in povertà; quando si sarà stancata di una vita di miseria sarà facile per loro portarla via dalle braccia dello studente.


Manon, come previsto dal fratello, ha ceduto. Se n'è andata dalla casa di Des Grieux senza nemmeno salutarlo ed ora vive nella ricchezza con Geronte; tra tutto quell'oro e quegli oggetti preziosi c'è qualcosa che le manca, e lo dice al fratello: non trova più il calore e l'amore a cui si era abituata.


 Manon
(Si guarda intorno e si ferma cogli occhi all’alcova.)
In quelle trine morbide,
nell’alcova dorata
v’è un silenzio, un gelido mortal –
v’è un silenzio,
un freddo che m’agghiaccia!
Ed io che m’ero avvezza
a una carezza voluttuosa
di labbra ardenti e d’infuocate braccia
or ho tutt’altra cosa!
O mia dimora umile,
tu mi ritorni innanzi –
gaia, isolata, bianca,
come un sogno gentil e di pace e d’amor!

Manon desidera avere notizie di Des Grieux, e il fratello le confida di essere rimasto in amicizia con lui; non ha detto allo studente dove si trova Manon, ma l'ha convinto a darsi al gioco d'azzardo per poter trovare i soldi che la riavvicinerebbero a lui.
Intanto il cerimoniale di galanterie nella casa di Geronte ha inizio: giungono alcuni musici che cantano un madrigale appositamente composto da Geronte, e poi è il momento della lezione di ballo alla presenza di anziani amici del padrone di casa che guardano con desiderio malcelato la giovane ragazza.
Questa intona una risposta al madrigale sentito poco prima, dove si cantava con riferimento mitologico l'amore di Clori e Fileno; nella risposta di Manon Clori è innamorata di un altro, Tirsi, e lo invita a raggiungerla:

Manon
L’ora, o Tirsi, è vaga e bella,
ride il giorno, ride intorno
la fida pastorella.
Te sospira, per te spira.
Ma tu giungi e in un baleno
viva e lieta è dessa allor!
Ah, vedi il ciel!
Com’è sereno sul miracolo d’amor!

Gli ospiti e Geronte escono per una passeggiata, mentre Manon si prepara per raggiungerli; giunge però all'improvviso Des Grieux, indirizzato dal fratello della ragazza: Manon è entusiasta, ma lui si dimostra offeso ed arrabbiato.
Lei cerca il suo perdono, e riesce facilmente ad ottenerlo con una frase detta con voluttà: "Son forse della Manon d'un giorno meno piacente e bella?"
La fiamma che ardeva nel petto del giovane è ora completamente riaccesa, e i due si abbandonano ad un rito quasi divino di baci:


Manon
Oh, sarò la più bella!
(prende la mantiglia posata sopra una seggiola: sente che qualcuno si avvicina. Crede sia il servo)
Dunque questa lettiga?...
(Des Grieux appare alla porta; è pallidissimo. Manon gli corre incontro in preda ad una grande emozione)
Tu, tu, amore? Tu?
Tu? Ah! mio immenso
amore?... Dio!
Des Grieux (con gesto di rimprovero)            
Ah, Manon!
Manon
Tu non m'ami dunque più?
M'amavi tanto!
Oh, i lunghi baci!
Oh, il lungo incanto!
La dolce amica d'un tempo
aspetta la tua vendetta.
Oh, non guardarmi così
non era la tua pupilla
tanto severa!
Des Grieux (violentemente)   
Sì, sciagurata,
la mia vendetta...
Manon
Ah! La mia colpa!
È vero!
Des Grieux
Ah! Sciagurata,
la mia vendetta...
Manon
Ah! È vero!
Non m'ami più...
Ah! É vero! Non m'ami
dunque più?
M'amavi tanto;
Non m'ami più!
Des Grieux
Taci... tu il cor
mi frangi!
Tu non sai le giornate
che buie, desolate
son piombate su me!
Manon
Io voglio il tuo perdono.
Vedi? Son ricca.
Des Grieux
Taci!
Manon
Questa non ti sembra
una festa d'ori
e di colori?
Tutto è per te.
Des Grieux
Deh! Taci!
Manon
Pensavo a un avvenir
di luce;
Amor qui ti conduce...
T'ho tradito,
è ver!
(s’inginocchia)
Ai tuoi piedi son!
T'ho tradito!
Sciagurata dimmi,
ai tuoi piedi son!
Ah! Voglio il tuo perdono.
Non lo negar! Son forse
della Manon d'un giorno
meno piacente e bella?
Des Grieux (desolato)
O tentatrice! È questo
l'antico fascino
che m'acceca!
Manon (prendendo una mano a Des Grieux)
È fascino d'amore;
cedi, son tua!
Des Grieux
Più non posso lottar!
Son vinto!
Manon (affascinante, si alza, circondando con le braccia Des Grieux)
Cedi, son tua...
Ah! Vieni! Colle
tue braccia
stringi Manon che t'ama...
Des Grieux
Non posso lottar,
o tentatrice!
Manon
... stretta al tuo
sen m'allaccia!
Manon te solo brama!
Des Grieux
Più non posso lottar!
Manon
Cedi, son tua!
Des Grieux
Son vinto; io t'amo!
Più non posso lottar!
Manon
Ah vien!
Manon te solo brama!
Vieni, colle tue
braccia stringi Manon
che t'ama!
Des Grieux
Nel l'occhio tuo profondo
io leggo il mio destin;
tutti i tesor del mondo
ha il tuo labbro divin!
Manon
Ah! Manon te solo brama,
stretta al tuo sen
m'allaccia!
Alle mie brame torna
deh! torna ancor!
I baci miei son questi!
Questo é il mio amor!
Vivi e t'inebria
sovra il mio cor!
Deh, torna ancor!
Ah! Vivi e t'inebria
sovra il mio cor...
La bocca mia é un altare
dove il bacio é Dio!
(con immensa dolcezza si accosta a Des Grieux)
Des Grieux
I baci tuoi son questi!
Questo é il tuo amor!
(Manon si abbandona fra le braccia di Des Grieux. Lui la fa dolcemente sedere sul sofà)
M'arde il tuo bacio,
dolce tesor!
In te m'inebrio ancor,
dolce tesor!
Nelle tue braccia care
v'è l'ebbrezza, l'oblio!
Manon
Labbra adorate e care!
Des Grieux
Manon, mi fai morire!
Manon
Labbra dolci a baciare!
Manon e Des Grieux
Dolcissimo soffrir!
Arriva però improvvisamente Geronte, che rimane sorpreso nel vederli insieme. Inizia a rimproverare Manon per il modo in cui ricambia il suo amore, e lei gli risponde prendendo uno specchio e invitandolo a confrontare se stesso con lei e Des Grieux. Geronte se ne va offeso.

Des Grieux vorrebbe partire subito, ma Manon mostra dispiacere nel doversi staccare dalle ricchezze. Lui, esasperato, la rimprovera: lei che è allo stesso tempo la donna dell'abbandono ardente, della vaghezza, della bonta, ma anche la donna che si perde per le ricchezze.
Manon non fa in tempo a scusarsi che suo fratello piomba nella stanza avvertendoli che Geronte li ha denunciati e che sta arrivando con le guardie: per Manon c'è il rischio dell'esiglio.

Des Grieux si affretta ad organizzare la fuga ma Manon si perde a raccimolare ricchezze, quasi incantata da esse, e questa è la sua fine: Le guardie arrivano guidate da Geronte e la arrestano.


Arriva il giorno in cui Manon e altre cortigiane devono essere imbarcate per l'esiglio in America. Il tentativo di salvataggio preparato da Des Grieux e Lescaut fallisce e così Manon viene imbarcata. Des Grieux, però, disperato, si fa assoldare come mozzo sulla nave per non perderla per sempre.

Arrivati in America però non trovano la felicità; nuove disavventure li portano a vagare nel deserto, e qui si perdono in preda alla sete.
Des Grieux va alla ricerca di un soccorso, e Manon, rimasta sola, sente la morte avvicinarsi e ne ha paura:


(Manon, sola l’orizzonte s’oscura; l’angoscia vince Manon; è stravolta, impaurita, accasciata.)
Sola, perduta, abbandonata
in landa desolata...
Orror!
Intorno a me s'oscura il ciel.
Ahimé, son sola!
E nel profondo deserto
io cado, strazio crudel,
ah sola, abbandonata,
io, la deserta donna.
(alzandosi)
Ah, non voglio morire!
Tutto dunque è finito.
Terra di pace mi sembrava questa…
Ahi, mia beltà funesta,
ire novelle accende!
Strappar da lui mi si voleva,
or tutto il mio passato
orribile risorge
e vivo innanzi
al guardo mio si posa.
Ah, di sangue ei s'è macchiato!
Ah, tutto è finito!
Asil di pace ora la tomba invoco…
No, non voglio morire!
Amore… aita!

Des Grieux ritorna, ma senza aver trovato nulla scrutando l'orizzonte. Manon ormai non resiste più; lui la fa appoggiare sul suo cuore, quasi a volerle donare la propria energia vitale, ma tutto è inutile.
Le tenebre eterne cingono Manon, che muore consapevole delle proprie colpe, ma anche sicura che esse saranno cancellate dall'oblio, mentre il suo amore rimarrà in eterno e non morirà mai.
E infatti, grazie al grande Puccini, noi siamo ancora qui ad amarla e a piangere con lei.

(entra Des Grieux precipitosamente. Manon gli cade tra le braccia. Ridestandosi:)
Manon
Fra le tue braccia, amore...
L'ultima volta!
(si sforza; sorride simula speranza)
Apporti tu novella lieta?
Des Grieux (con immensa tristezza)
Nulla rinvenni…
l'orizzonte nulla mi rivelò…
lontano spinsi lo sguardo invano.
Manon
Muoio, scendon le tenebre.
Su me la notte scende.
Des Grieux
Un funesto delirio
ti percuote, t'offende!
Posa qui dove palpito,
in te ritorna ancor.
Manon (con passione infinita)
Oh, t'amo tanto e muoio…
Già la parola manca al mio voler…
Ma posso dirti che t'amo tanto!
Oh, amore!
Ultimo incanto,
ineffabile ebbrezza,
o mio estremo desir!
T’amo, t’amo tanto.
(Manon cade lentamente, mentre Des Grieux cerca nuovamente di sostenerla tra le sue braccia. Il giovane le tocca il volto, poi fra sé, atterrito:)
Des Grieux
Gelo di morte!
Dio, l'ultima speme infrangi!
Manon (con voce sempre più debole)
Mio dolce amor, tu piangi…
Ora non è di lagrime,
ora di baci è questa.
Il tempo vola, baciami!
Des Grieux
O immensa delizia mia,
tu fiamma d'amore eterna…
Manon
La fiamma si spegne…
Parla, deh, parla…
ahimé, più non t'ascolto…
Qui, vicino a me,
voglio il tuo volto…
Così… mi baci…
Vicino a me…
Ancor ti sento…
Des Grieux
Senza di te…
perduto… ti seguirò…
Manon (con un ultimo sforzo, solennemente imperiosa)
Non voglio! Addio…
cupa è la notte… ho freddo…
Era amorosa la tua Manon?
Rammenti? Dimmi…
la luminosa mia giovinezza?
Il sole più non vedrò…
Des Grieux
Mio Dio!
Manon
Le mie colpe… travolgerà l'oblio,
ma l'amor mio… non muore…
(Manon muore. Des Grieux, pazzo di dolore, scoppia in un pianto convulso, poi cade svenuto sul corpo di Manon.)